Progetto Roma /
Auschwitz
3 anni di attività e
di incontri straordinari con persone, storie e luoghi
Anno scolastico
2002/2003, 2003/2004, 2004/2005
Promotore del Progetto: Assessorato alle Politiche educative
e Scolastiche del Comune di Roma
Referente del Progetto: prof.
Raffaele Romano
Progettazione didattica: proff. Raffaele Romano, Luigi
Saito, Aldo Biondo
A.S. 2002/2003
Incontro
con Mario Limentani
Partecipazione
al Viaggio a
Fossoli / Carpi / Bolzano / Risiera San Sabba / Marzabotto
Produzione
di racconti - Rielaborazione di testimonianze
Produzione
di un Cd-Rom – Raccolta di documenti, canti, testimonianze,
rielaborazione di racconti (disponibile in Biblioteca)
Allestimento mostra fotografica presso il Liceo Labriola in occasione della
presentazione del lavoro svolto dagli studenti con intervento dell’Assessore
alle Politiche educative del Comune di Roma Maria Coscia
Partecipazione
allo spettacolo “16 Ottobre
8,
9, 10 Ottobre: Viaggio ad Auschwitz
16
Ottobre: Incontro con i testimoni
all’Auditorium di Roma
Giornata
della Shoà, 27 Gennaio: Redazione e Lettura documento /
testimonianza sull’esperienza vissuta ad Auschwitz tenuta presso il
teatro Brancaccio. Presentazione del lavoro svolto dagli studenti presso il
Liceo Labriola – Lezione multimediale con materiale raccolto durante il viaggio
ad Auschwitz
Partecipazione
al “treno della memoria”
Visita
guidata al Quartiere Ebraico di Roma
24
Marzo: Presentazione del racconto “I rintocchi della memoria“ –
dedicato a Cesare Astrologo” alla Manifestazione Commemorativa dell’eccidio delle Fosse Ardeatine tenuta presso Palazzo Barberini
Aprile: Viaggio di Istruzione a Dachau
4
Giugno: Presentazione film “Emma
Fornaro: una memoria di Roma” realizzato dagli studenti in occasione del 60°
anniversario della Liberazione di Roma
10
Ottobre: Presentazione dei lavori
svolti agli studenti delle scuole medie inferiori presso
19,
20, 21 Ottobre: Viaggio ad Auschwitz
1
Dicembre: Partecipazione alla presentazione
del libro di Titti Marrone sulla esperienza di Andra e Tatiana Bucci.
24 Gennaio:
Proiezione del film/documentario: “Dal seme della testimonianza
l’albero della memoria” (disponibile in
Biblioteca) realizzato dagli studenti del Liceo che hanno partecipato al
Progetto “Roma-Auschwitz” proposto dal Comune di Roma. Alla manifestazione ha partecipato il Sig.
Piero Terracina
25 Gennaio: Partecipazione degli studenti alla Trasmissione di Canale 5 tenuta nella Sinagoga di Roma
27 Gennaio: Partecipazione di una classe allo spettacolo di Ascanio Celestini “Radio Clandestina” organizzato dalla Provincia di Roma. Partecipazione del gruppo di lavoro sulla memoria alla manifestazione organizzata dal Comune di Roma presso il Teatro Brancaccio. Partecipazione del gruppo di lavoro sulla memoria alla trasmissione in diretta di SPECIALE TG 1 “60 anni dopo”
14 Febbraio: Partecipazione all’inaugurazione della mostra dei lavori svolti da tutte le scuole coinvolte nel progetto “Roma – Auschwitz” presso il Museo del Vittoriano in Roma

Viaggio a Fossoli, Carpi, Bolzano, Risiera San Sabba, Marzabotto


Fossoli Museo
della Risiera


Risiera di San Sabba Museo
del Deportato a Carpi


Marzabotto Il
gruppo che ha partecipato al viaggio, da sinistra: Alessia Poggiali, Giulia Sabbetta, prof. Raffaele Romano, Violetta
Salfa, Gabriele Violini, Alessandro
Rudi, Daniele Montrone
Cd-Rom: 16 OTTOBRE 1943 (disponibile in biblioteca)
Autore presentazione multimediale:
Alessandro Rudi III D
Organizzazione e ricerca
materiale:Violetta Salfa, Marco Genovese III D
Autori filmati: Classi III B, III C,
III D
Autori storie: Classi III B, III C, III
D
Progettazione
didattica: prof.Raffaele Romano, Aldo Biondo e Luigi Saito

La presentazione è divisa in: introduzione, testimonianze,
immagini, storia e documenti
Brano
tratto dalla Presentazione del lavoro
Perché
ricordare? Perché
lavorare a progetti di questo genere?
Perché
bisogna conservare la memoria dei fatti accaduti, anche se sembrano lontani da
noi.
La
nostra generazione è abituata ai documentari sul Terzo Reich, è abituata alle
immagini dei campi di sterminio, ai visi di persone sfinite da un orrore
inenarrabile.
Questo
non vuol dire che questi fatti non ci colpiscano, ma li sentiamo come lontani,
come un brutto sogno da cui ormai l’umanità si è risvegliata.
Per
questo è importante che le scuole stimolino progetti di questo genere, magari
favorendo gli incontri con i pochi sopravvissuti alla deportazione che sono
disponibili a raccontare la loro storia.
Quando
noi studenti del Liceo Scientifico Antonio Labriola abbiamo incontrato il
signor Limentani, un sopravvissuto della deportazione del 16 ottobre 1943 del
Ghetto di Roma, tutti i filmati visti in precedenza, tutte le date e le nozioni
imparate durante le ore di storia, ci si presentarono molto più brutali, più
impossibili nella loro follia e per questo più vicine. Più reali.
Dobbiamo
ricordare. Ma deve essere un ricordo vivo, che ammonisca a non perdere mai il
nostro senso critico. Che ci ammonisca a non dimenticare mai che l’orrore a
volte può nascere in una società “civile”, culturalmente fiorente.
Questo
lavoro ruota intorno al rastrellamento del Ghetto ebraico di Roma avvenuto il
16 ottobre 1943.
Abbiamo
impostato il nostro lavoro tentando di cogliere l’essenza della storia dall’impronta
dei ricordi impressa nei vicoli di Roma e nella memoria delle persone piuttosto
che dalle pagine di libri che raccontano cose lontane.
Per
questo abbiamo affiancato biografie tratte da libri o da internet a nostri
racconti in cui tentiamo, per quanto possibile, di immedesimarci nelle persone
che subirono il rastrellamento; abbiamo raccolto testimonianze ufficiali,
famose e non, e interviste fatte da noi alle persone che ancora abitano nel
ghetto romano. Abbiamo alternato immagini storiche del ghetto, con un nostro
filmato in cui noi stessi passeggiamo in quei vicoli.
In
sintesi, abbiamo tentato di avvicinarci a quegli eventi cercando di
rielaborarli con la nostra sensibilità.
Gli
studenti del Liceo Scientifico Antonio Labriola


Il Delegato del Sindaco per il
Litorale Paolo Orneli Il
rappresentante dell'ANFIM



L'assessore alle politiche Lo studente alessandro
Rudi La
rappresentante del
educative e scolastiche del centro
di cultura ebraica
comune di Rome Maria Coscia di
Roma Dott.essa Di Nepi
Questo testo è stato elaborato dal gruppo di lavoro (Alessandro
Rudi, Violetta Salfa, Marco Genovese, Valentina Certelli, Damiano Di Paolo,
Alessio Piroddi, Chiara Del Grosso coordinato dal prof. Raffaele Romano) che ha
partecipato al progetto “Roma / Auschwitz” ed è stato letto da Alessio Piroddi
nel corso della manifestazione organizzata dal Comune di Roma il 27 Gennaio del
2004 presso il Teatro Brancaccio. Questo testo è stato poi pubblicato su “
Sono passati tre mesi da quando siamo tornati da
Auschwitz/Birkenau.
E’ passato il tempo dello sbigottimento e del
silenzio, è passato il tempo della rabbia incredula per ciò che è accaduto, è
passato il tempo delle domande curiose di chi ci ha accolto al nostro ritorno.
Ora è iniziato il tempo della riflessione e del lavoro, quel lavoro serio
promesso ai milioni di morti prodotti dal 3° Reich, quello della testimonianza,
di una testimonianza che lasci il segno.
Cosa ci ha insegnato Auschwitz?
Siamo partiti dalle nostre riflessioni e dalle nostre
emozioni proprio perché esse sono personali, sono la sintesi tra il dato
oggettivo e quello che esso ha significato per noi. Riteniamo infatti che se è
vero che una storia senza rigore scientifico genera falsità, una storia senza
emozione scade in asettica cronologia e quando poi raggiunge il sillogismo non
si incontrano nemmeno problemi a strappare qualche pagina dai manuali di
storia.
Ignorare le aspirazioni e le emozioni di ogni persona
significa annullare l’essenza stessa dell’uomo e la vita si riduce a monotono
ripetersi di sterili modelli.
Ad
Auschwitz abbiamo toccato con mano gli effetti della pura ragione che senza
etica e senza sentimento ha ridotto gli uomini prima a cose, poi a numeri in un
processo senza fine.
Questo circolo si può rompere solo prendendo coscienza di quello che è
accaduto e farlo con le emozioni suscitate dal viaggio ad Auschwitz, vuol dire
dare spessore umano a quei fatti, a quegli eventi, a quelle circostanze, ed è
il modo in cui la storia insegna, ovvero lascia segni indelebili che nessun
revisionismo può cancellare.
Per questo motivo oggi non vogliamo essere prigionieri della logica del
fine che giustifica sempre i mezzi, per la semplice ragione che nessun uomo è
un mezzo ma, come dice Kant, è sempre un fine.
Vorremmo poter dire anche che ogni uomo è sempre una
risorsa e non può diventare mai un problema.
Auschwitz ci ha insegnato infatti che un viaggio
nella memoria è inutile se si riduce a cerimonia, ma diventa fertilissimo se la
memoria produce nuova attenzione e acuisce la sensibilità per l'oggi.
Non è possibile aprire il cuore e la mente al dolore
del passato e poi chiuderlo alla sofferenza del presente. Per questo motivo,
con lo stesso slancio, abbiamo partecipato ai funerali degli emigranti somali
che si sono tenuti in Campidoglio. Perché se diciamo no al campo di
concentramento, dobbiamo dire no anche alle barche di concentramento.
Auschwitz ci ha fatto riflettere poi sulla
tolleranza. Se nel ‘700 era una conquista, oggi questo concetto risulta
limitato e limitante perché la tolleranza fa sentire buoni e generosi quelli
che tollerano e nasconde l’umiliazione di chi si sente tollerato. L’orizzonte
di noi giovani deve essere il rispetto solidale che tutti devono a tutti senza
condizioni, quel rispetto per cui non devono esistere- a cominciare dal
linguaggio - né terroni, né Roma ladrona, né Bingo Bongo, ma sempre e solo
uomini. Chi usa quelle espressioni e chi nega che esse siano offese e le
giustifica dicendo che sono uscite folkloristiche o tormentoni, offende 2
volte.
Auschwitz ci ha dimostrato che la sofferenza non ha
confini. Quando il Rabbino capo di Roma ha suonato lo Shofàr noi sappiamo che
per tanti della comunità ebraica che erano lì il dolore era rivolto ai propri
cari e al loro popolo; per noi ha assunto valore universale, ha significato il
lamento dell’umanità dolente che non conosce tempo, spazio, o religione.
Giovanni Paolo II in un discorso tenuto in Vaticano
il 7 Aprile 1994 ad alcuni sopravvissuti ebrei e non, che abbiamo trovato nel
nostro lavoro di ricerca, disse :"Molti piansero allora e ancora oggi
udiamo l'eco del loro lamento, ma il loro gemito non morirà con loro. Esso si
alza potente, agonizzante, va diritto al cuore e dice - NON DIMENTICATECI. E'
indirizzato a ognuno e a tutti."
A noi Auschwitz ha insegnato come questo lamento può
e deve diventare un urlo di condanna irreversibile non solo per gli aguzzini ma
anche per tutti quelli che si sono voltati dall'altra parte, che hanno pensato
che il problema non era loro, che sono rimasti indifferenti .
Questo urlo noi lo abbiamo sentito e ora è il nostro.
Questo sarà il nostro testimoniare per oggi e per domani.
Astrologo Cesare, nato a Tivoli, il 24 Maggio 1902 da una ricca famiglia di
commercianti ebrei. Terzo di sei fratelli, di cui uno, Riccardo, morto nella I°
Guerra Mondiale, decorato su campo di battaglia e sepolto a Redipuglia.
Inscritto al Partito d’Azione, negli
anni tra il 1940 ed il 1944 fu perseguitato e torturato. Il 15 Marzo 1944 fu catturato
mentre era nascosto con la sua famiglia, nel suo negozio, e fu condotto a Via
Tasso sia perché ebreo sia perché iscritto al Partito d’Azione.
Decorato, insieme ai compagni, della
medaglia di bronzo al valore militare. Morto il 24 Marzo 1944 alle Fosse
Ardeatine.
Dedicato alla memoria di Cesare Astrologo
(Rielaborazione della studentessa
Flaminia Belfiore)
Tra le pareti di questa stanza riecheggiano ricordi di un passato che
non ho mai cercato di cancellare… Le immagini sfilano davanti ai miei occhi,
vecchie foto sparse sui muri mi riportano a quell’angoscia che con il passare
degli anni si è trasformata in un impercettibile stato di malinconia…E poi lo
sguardo si posa su quel foglio, un pezzo di carta dove un uomo ha trovato
l’onore e per il quale ha donato la propria vita. La mia mente vaga già verso
quel tempo in cui avevo ancora qualcuno al mio fianco, un uomo, con il quale
avevo condiviso ogni singolo aspetto di questa dolorante vita e con il quale
avevo costruito un famiglia e avuto dei figli…
Le ferite si riaprono, più profonde di prima e i numeri della morte
cominciano a scorrere davanti ai miei occhi e una data si fa largo tra questi
marchi indelebili: 24 MARZO 1944 e un nome strangola il battito frenetico del
mio cuore: LE FOSSE ARDEATINE…
Su quest’attestato spiccano parole di riconoscenza nei confronti di mio
marito, un partigiano, che fino in fondo rimase fedele ai propri ideali,
sfidando a volte lo sguardo dei propri nemici, rifiutandosi di indossare
l’effigie fascista delle Camicie Nere…
La vita che eravamo riusciti a conquistare ci è stata
strappata via dalle mani… Vivevamo grazie al lavoro di mio marito, vendeva
vecchi mobili che come noi avevano vissuto la pazzia di questa guerra. Non
avevamo più molto ma tra le mani stringevamo la nostra felicità regalata da
quei momenti passati insieme la domenica mattina quando mio marito preparava la
pasta fatta in casa e portava le nostre figlie in giro per la città…
Le leggi razziali del ’38 hanno sgretolato il terreno
sotto i nostri piedi… eravamo ebrei. Ci costrinsero a fuggire e a trovare
rifugio a Subiaco, ma il nostro mondo era lì, era quell’Inferno che avevamo
lasciato alle nostre spalle…
Siamo tornati nelle nostre rovine per poter ricostruire
e tentare di andare avanti! Purtroppo ci siamo fidati di un nostro vicino al
quale avevamo lasciato le chiavi della nostra casa e quando ci presentammo
dinanzi la sua soglia, la risposta fu una porta chiusa , serrata,
impenetrabile, ma quel muro non fermò la nostra Tenacia…
Traditi da persone a noi vicine senza più forze,
abbiamo arrancato tra la miseria della follia di questa guerra, ci rifugiammo
nel negozio, fino a che un giorno al nostro cancello si presentarono un gruppo
di soldati delle SS che come corvi divorarono l’anima della mia famiglia. Mio
marito venne arrestato e condotto a Vi Tasso, un luogo dove anche gli occhi di
Dio si sono tinti di vermiglio sangue. Di questo rogo di distruzione l’unica
cosa che mi rimane a testimonianza è il referto medico: ” È entrato un uomo di
41 anni e ne è uscito uno di
Nei giorni successivi, fu portato
a Regina Coeli e da lì intraprese il proprio viaggio verso la morte…
Ed è così che sono stata privata del mio unico amore,
di uomo che come altri faceva brillare nei propri occhi la fiamma della
giustizia, ma che in uno squallido antro è stato orribilmente sfregiato e
ucciso…
I rimpianti assalgono la mia mente… quell’uscio, dove mi è stato portato
via, non sono riuscita nemmeno a sfiorarlo per l’ultima volta! E il mio volto
tra le mani, con il respiro affannoso che tentavo di capire, di cercare
spiegazioni a tutto questo, pregavo e piangevo, ma non ho mai potuto trovare
una ragione alla distruzione della mia famiglia…
E così un immagine ancora più inquietante si fa largo
tra i miei pensieri… Un corpo straziato dalla follia umana… Mi sembra quasi di
vederlo, lì incatenato a quel terreno che tende la sua mano in cerca di aiuto,
con quei suoi occhi fissi nel sole quasi a cercare un ultimo caldo abbraccio e
davanti a sé i propri carnefici che con un ghigno deridono questa creatura e
strappano anche quell’ultima traccia di dignità che gli era rimasta… Ora quei
guardiani godono alla vista di quelle ossa, bagnate solo dalle lacrime di Dio…
Il sangue lambisce quel suolo riversandosi in un
fiume rosso al quale altre anime hanno dovuto partecipare… L’odore della
polvere da sparo si confonde con quello dei cadaveri che riposano in quel
luogo, non più esseri umani, ma miseri balocchi con i quali ci si è stancati di
giocare…
Fermi… immobili… con una leggera brezza che li
accarezza, quasi come se Dio fosse li vicino e ad uno ad uno gli sfiorasse il
viso, ricoperto dal fango, dalle lacrime e dal torpore della morte…
E in questo inferno, lasciato ormai incustodito dai
propri Demoni, s’innalza il tetro canto del silenzio, una melodia che
accompagna quelle anime fra le braccia del Cielo.
E così questa medaglia che stringo ancora tra le mie
stanche mani non è mai riuscita ad incontrare il proprio padrone, e con il
passare del tempo anch’io ho perso la speranza e ho lasciato andare quell’anima
ritrovandomi ogni momento della mia vita a far rivivere la sua memoria in
ognuno dei miei familiari… E così ora con queste parole che rimarranno
indelebili su questo foglio, traccerò anche nella mente di altre persone il
ricordo di un giorno 24 MARZO 1944, di un uomo, Cesare Astrologo e dei suoi
compagni che giacciono in tombe seminate dall’idiozia di un branco di stolti…
Alcuni momenti della manifestazione commemorativa dell’eccidio delle fosse ardeatine
tenuta a palazzo barberini il 24 marzo 2004


La studentessa Valentina Il
saluto del sindaco di Roma Veltroni


Da sinistra: la figlia di Cesare Astroglio, R.
Bentivegna racconta agli studenti l'azione di
i proff. Romano e Saito via
Rasella
19,
20, 21 Ottobre 2004 : Il viaggio ad Auschwitz


Auschwitz-Birkenau: Piero
Terracina, Marcello L’ingresso
di Auschwitz-Birkenau
Pezzetti e Walter Veltroni


Auschwitz-Birkenau: La baracca
dei bambini Auschwitz
1: Museo. Le valigie dei deportati

Cracovia – Il gruppo che ha
partecipato al viaggio ad Auschwitz: Martina Polledri, Pasquale manili, il
prof. Raffaele Romano, Chiara Burgio, Barbara Zaccaria con il sindaco
Walter Veltroni
LICEO SCIENTIFICO STATALE
A. LABRIOLA
A.S. 2004/2005

DAL SEME DELLA TESTIMONIANZA L’ALBERO
DELLA MEMORIA
Il film è stato concepito come un documentario nel quale gli studenti
che hanno partecipato alle varie fasi del progetto “tengono una lezione” ai
loro compagni raccontando, con il supporto delle testimonianze e dei documenti,
quello che hanno visto con i propri occhi. Il video si propone di ripercorrere,
raccontata dagli studenti e dai testimoni, le vicende iniziate con la
promulgazione delle leggi razziali, proseguite con il 16 ottobre, la
deportazione e l’orrore dei campi di sterminio.
E’ articolato nei seguenti capitoli:
1. Le premesse della tragedia;
2. Il viaggio:Testimonianze di Shlomo Venezia,
Enzo Camerino e Piera Terracina;
3. La geografia di
Auschwitz / Birkenau;
4. Dentro Birkenau: a)Il padiglione dei bambini:
Testimonianza di Andra Bucci;
b)Gli
esperimenti sulle persone;
c)
Il lavoro:Testimonianza di Giuseppe Di Porto;
d)
Il SonderKommando: Testimonianza di Shlomo Venezia;
5. Dentro Auschwitz 1;
6. Il video si conclude, a voler
suggellare un impegno a custodire preziosamente il testimone raccolto, con l’intervento tenuto da uno
studente del Liceo Labriola in occasione della celebrazione
del 27 Gennaio 2004 presso il Teatro Brancaccio
Progettazione didattica: prof. Raffaele Romano, prof.
Luigi Saito
Gruppo di lavoro delle classi
5D,
Barbara
Zaccaria, Chiara Burgio, Martina Polledri
Riversamenti: Massimo D’Arienzo(4D)
Realizzazione Multimediale,
Montaggio e Ottimizzazione: Valerio Del Bello (5D),Valeria Gennari
(5D)
con
la collaborazione di:
Laura
Di Maio (5D)
Il nostro lavoro, il nostro
impegno, la nostra passione sono dedicati a Andra Bucci, Enzo Camerino,
Giuseppe Di Porto, Mario Limentani, Piero Terracina, Shlomo Venezia e a tutte
le persone a cui è stato negato il nome e cancellato il volto nel tentativo di
annullarne l’identità senza tuttavia riuscire ad eliminare la traccia del loro
dolore e l’essenza del loro esistere.
Desideriamo inoltre ringraziare
i nostri compagni di viaggio:
Il Sindaco di Roma Walter
Veltroni
L’Assessore alle Politiche
educative e scolastiche Maria Coscia
Lo Staff dell’Assessorato:
Dott.ssa Giuseppina Pica, Dott.ssa Anna Rita Maffei, Prof.ssa Maria Luisa
Michesi, Prof.ssa Stefania Buccioli
I proff. Marcello Pezzetti, Aldo Pavia, Alessandro
Portelli
LA MANIFESTAZIONE DEL 24 Gennaio 2005


Il sig. Piero Terracina

Il Dirigente Scolastico del Liceo
Labriola prof. Francesco Lorusso
consegna un riconoscimento a Piero Terracina
LA CERIMONIA DI INAUGURAZIONE DELLA MOSTRA DEI LAVORI PRODOTTI DALLE SCUOLE PARTECIPANTI AL PROGETTO ROMA AUSCHWITZ


Il saluto di Piero Terracina L'intervento
del sindaco Walter Veltroni