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Filosofo marxista, nato a Cassino il 2-7-1843 e morto a Roma il 12-2-1904, ebbe la passione per l'insegnamento orale e della conversazione, profondendovi tesori di dottrina e genialità, che solo in parte fissò negli scritti, quasi tutti sotto forma di saggi, conferenze, lettere. Passato dall'influenza di Hegel a quella di Marx, ma sempre restio a chiudersi in un sistema, affermò il materialismo storico come filosofia della praxis (processo dell'evoluzione storica dell'uomo). Praxis intesa sia come unità di teoria e pratica, sia come superamento dell'astratta teoria dei fatti storici. Ricercando nell'economia il filo conduttore della storia, il materialismo di Labriola non fa che intendere la storia come storia del lavoro umano, nel variare delle sue forme e dei connessi rapporti sociali. In sostanza Labriola vede la realtà umana come creazione sempre nuova, determinata dalla realtà preesistente. In questo senso non esiste la fatalità in quanto sono prevedibili sia il progresso sia il regresso. Di qui la sua fede nel "comunismo critico" ovvero nel progressivo socializzarsi dei rapporti di produzione che abolirà le ragioni dell' ingiustizia ed attuerà lo sviluppo cooperativo ed integrale di tutti gli uomini.
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